Dig It! (15) Hackamore Brick
One Kiss Leads To Another (Kama Sutra, 1971)
Un po’ li fregò anche la copertina: per un verso simile a uno scatto degli ultimi Yardbirds, per un altro quintessenzialmente newyorkese, i componenti del gruppo immortalati su una scala di sicurezza sporta su un vicolo. Esteticamente dei quattro solo il batterista Robbie Biegel, chioma di ricci un po’ afro e un po’ prematuramente in sintonia con l’iconografia del punk e della new wave che verranno, può fare anticipare ciò che offrono i solchi. Era il più giovane, talmente giovane che nei primi giorni della breve storia della band non gli fu possibile firmare con una società di produzione di dischi locale, la potente Koppelman-Rubin, e i sodali si adattarono a registrare senza di lui un demo di cui si sono perse le tracce e chissà se esiste ancora. Quegli altri nella foto di cui sopra hanno parvenze trasandate da hippie che li fanno completamente del loro tempo e un’epitome di coolness proprio no. E un po’ tanto li fregò l’etichetta per la quale vide la luce l’album: famosa principalmente per essere stata la casa dei Lovin’ Spoonful, distribuita dal 1969 dalla Buddah Records e marchio che doveva le sue non poche fortune all’effimero fenomeno della bubblegum music. Come un bacio della morte per un 33 giri così. Totalmente fuori dalle sue corde e nonostante qualche buona recensione (una di tal Lenny Kaye, una di Richard Meltzer per “Rolling Stone”), “One Kiss Leads To Another”, registrato nel settembre 1970 e pubblicato nel gennaio seguente, vendeva pochissimo, finiva in frettissima fra i “tagliati” e manco lì, a un dollaro o meno, erano in molti a tirarlo su.
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